Le principali violazioni nella commercializzazione del miele

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Regole commercializzazione miele: la commercializzazione del miele in Italia è soggetta a precise normative volte a garantire la qualità del prodotto e la corretta informazione ai consumatori. Secondo quanto riportato nel Vademecum controlli per le aziende del settore agroalimentare del Ministero, le autorità competenti riscontrano frequentemente diverse irregolarità nel settore apistico. Queste violazioni riguardano principalmente la composizione del miele, l’indicazione del paese d’origine e del luogo di provenienza, nonché l’omissione dell’indicazione del lotto. Analizziamo in dettaglio le principali infrazioni.

1. Composizione non conforme ai requisiti di commercializzazione

Uno degli aspetti più critici riguarda la composizione del miele, che deve rispettare i requisiti previsti dal D.Lgs. 179/04, art. 6, c.3 e dalla L. 283/62, art.6. Le irregolarità più comuni comprendono:

  • Aggiunta di zuccheri o altri edulcoranti non ammessi.
  • Umidità superiore ai limiti previsti, che ne compromette la qualità e la conservazione.
  • Alterazioni dovute a trattamenti termici impropri, che modificano le caratteristiche sensoriali del prodotto.

Queste violazioni non solo ingannano il consumatore, ma possono compromettere la reputazione dell’intero settore.

2. Errata indicazione del paese d’origine e del luogo di provenienza

La trasparenza sulle origini del miele è un requisito essenziale per la corretta informazione del consumatore. Tuttavia, alcune aziende non rispettano quanto stabilito dal Reg. UE 1169/2011 sull’indicazione dell’origine. Il mancato adempimento prevede l’applicazione di sanzioni come riportato nel D.Lgs. 231/17, art. 13, c.1, che impone l’indicazione chiara del paese d’origine e del luogo di provenienza del prodotto. Le principali irregolarità riscontrate includono:

  • Menzione generica dell’origine senza specificare i paesi di produzione.
  • Dichiarazioni fuorvianti che fanno sembrare il miele di origine italiana quando, in realtà, proviene da miscele di mieli extra UE.

Un’etichettatura trasparente è fondamentale per tutelare i consumatori e garantire la tracciabilità del prodotto.

3. Omissione dell’indicazione del lotto

L’obbligo di indicare il lotto di produzione è stabilito dal D.Lgs. 231/17, art. 21, c.1. Questa informazione è cruciale per la rintracciabilità del miele e per consentire eventuali ritiri dal mercato in caso di non conformità. Le violazioni più frequenti riguardano:

  • Mancata indicazione del codice lotto sull’etichetta.
  • Utilizzo di codici non leggibili o incompleti.

L’assenza di questa informazione non solo contravviene alle norme vigenti, ma rappresenta un rischio per la sicurezza alimentare.

Conclusioni

Per gli operatori del settore apistico, il rispetto delle normative sulla commercializzazione del miele è essenziale per evitare sanzioni e tutelare la fiducia dei consumatori. La conformità alla legislazione vigente passa attraverso il controllo della composizione del prodotto, una corretta etichettatura dell’origine e la presenza del lotto di produzione. Adottare pratiche trasparenti e conformi alla normativa è la chiave per garantire un miele di qualità e valorizzare il lavoro degli apicoltori italiani.

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